|
Grande merito, forse, a chi dopo di loro ha portato questa Azienda ad assumere dimensioni spaventose dando lavoro a più di 12.000 persone e grande merito a chi ha poi ridimensionato l'Azienda per permetterle di sopravvivere e di rilanciarsi. Ma il merito più grosso è sicuramente suo per le sue intuizioni, la sua tenacia, la sua lungimiranza, il suo saper trattare con gli uomini all'interno e all'esterno dell'Azienda.
Dotato di grandissime capacità nei rapporti umani, sapeva scegliere gli uomini giusti e li sapeva ascoltare. A Lui vengono frequentemente attribuite soluzioni tecniche sia nel settore motociclistico che in quello
elicotteristico. Il sig. Domenico non aveva le basi e le conoscenze tecniche che gli avrebbero permesso di fare ciò che gli viene attribuito, ma sapeva individuare gli uomini capaci in cui credere. Non dimentichiamo che aveva vicino uomini come Rossi Mario, Arturo Magni, come Zappata, come
Demma, Lovera, Passini e Prati.
L'idea del 109, l'emblema dell'Agusta che rimarrà tale ancora per tanti anni, non venne a Lui, venne nel settembre del 1969 da un giovane ingegnere che noi conosciamo bene, anche se non è più giovane:
1'ing. Bruno Lovera. Ma il sig. Domenico la seppe cogliere ed ecco l'elicottero più bello del mondo. Un giornalista tempo fa lo definì la Ferrari del cielo. Il mio amico Fiorenzo Mussi contestò questa definizione perché quando venne data la Ferrari non vinceva, il 109 invece era vincente. Oggi questa definizione la possiamo riconfermare.
A1 sig. Domenico vengono spesso attribuite azioni commerciali e di finanza strategiche. Effettivamente era un grande venditore e sapeva anche amministrare i quattrini, ma sapeva innanzitutto affiancarsi di uomini come
Marelli, Miglio, Boracchi e ciò gli rende ancora maggior merito.
Quando si parla di grande intuizione del sig. Domenico si fa normalmente riferimento al fatto che si sia lanciato nell'avventura dell'elicottero, ma noi sappiamo che non lo avrebbe potuto fare senza le disponibilità finanziare e lo skill del personale che derivavano dalle motociclette.
Quindi la sua prima grande intuizione, sicuramente condivisa dalla madre, fu quella di lanciarsi nel busi
ness delle motociclette. -
Dopo la seconda guerra mondiale, l'attività aeronautica era decisamente scemata e la famiglia Agusta, in primo luogo Domenico
Agusta, fece questa grande scelta produttiva.
La domanda dei mezzi di trasporto nell'immediato dopoguerra era alta e il sig. Domenico fin da ragazzo nutriva passione per la motocicletta.
Nel 1945 incominciò la produzione di una piccola motocicletta che si sarebbe dovuta chiamare Vespa, nome usurpato dalla Piaggio per uno scooter partorito dal genio di un altro grande uomo considerato da molti l'inventore dell'elicottero in Italia: Corradino D'Ascanio.
Il sig. Domenico aveva messo gli occhi anche su Corradino D'Ascanio che negli anni 1930 - 1932 aveva realizzato tre prototipi di elicottero. Io ricordo
1'ing D'Ascanio, in un edificio nuovo di quella che era la Elicotteri Meridionali intorno alla fine degli anni 60, a lavorare intorno un prototipo di elicottero
innovativo: motore Agusta, pale in fibra, niente piatto oscillante Purtroppo non riuscì a completare i
suoi studi. Ma fortunatamente, tanti anni dopo, gli uomini della Elicotteri Meridionali recuperarono il
vecchio prototipo. incompiuto, ricostruirono qualche pezzo, ripararono una pala spezzata, rimossero un pò
di ruggine ed ora il D'Ascanio 4 fa bella mostra di sè al museo di Vigna di Valle. E tutto ciò ha
modificato la storia: d'ora in avanti i libri di storia aeronautica dovranno parlare di 4 prototipi di
D'Ascanio e non più di 3.
Tornando alle motociclette, il nome definitivo adottato fu MV 98. Le prime consegne ebbero inizio
nell'estate del 1946.
Negli anni 1950, 1952 si producevano circa 15.000 motociclette all'anno.
Nel secondo dopoguerra riprese anche l'attività motociclistica agonistica e il sig. Domenico decise subito
di presentarsi alle prime competizioni ottenendo successi sempre crescenti che hanno portato la MV
Agusta a conquistare ben 75 titoli mondiali. Primato mai eguagliato da altri in nessuna epoca.
Per il sig. Domenico, che intanto era tornato ad occupare un posto di rilievo nel mondo aeronautico, era
infatti iniziata con altrettanto successo la produzione elicotteristica, le competizioni rappresentavano un impegnativo hobby che gli dava quelle soddisfazioni morali che forse l'aeronautica, che aveva perso quel fascino avventuroso che aveva agli inizi, non poteva dargli. Nelle competizioni motociclistiche, la macchina non aveva ancora schiacciato completamente l'essere umano!
Produzione elicotteristica! Seconda grande intuizione del sig. Domenico!
Tutti sappiamo che correva il 1952 e che la Bell stava ricercando un partner europeo. Ebbene, tutti sappiamo che solo il sig. Domenico ebbe lungimiranza e spirito imprenditoriale tali da fargli acquistare la licenza. Negli anni successivi la licenza fu estesa anche ai modelli 204, 205, 206 e 212. Non tutti sanno che dal 1954 al 1971, anno della sua morte, Lui costruì e vendette 1481 elicotteri, li ho contati io, grazie ai preziosi documenti lasciatici dal sig. Medaglia che io ricordo con affetto e stima perché è stato il mio primo maestro in azienda..
Non tutti sanno o ricordano che nell'anno della sua morte, la nostra azienda consegnò 136 elicotteri tra cui macchine come 1'SH 3D.
Perché il sig. Domenico non si limitò alla licenza Bell. La sua mente instancabile lo portò a sperimentare macchine nuove. Nacquero così VA 103, VA 104, VA 105, l'A 106, TEMA 124 ed altri come il 115, il Biastazou e, primo tra tutti, per importanza strategica 1'A 1 O 1 G.
L'A101, lo ricorderete, era un grosso trimotore che volò per la prima volta nell'ottobre del 1964 e con il 101 la strategia del sig. Domenico si dimostrò ancora una volta vincente perché con la progettazione e la costruzione di questo elicottero egli addestrò il personale, acquisì tecnologia, qualificò l'azienda al punto che
Sikorsky, temendo un concorrente pericoloso, gli concesse la licenza.
L'ultima grande scelta il sig. Domenico la fece con il 109. Purtroppo non ha potuto vivere la soddisfazione di vederlo nascere, svilupparsi e presentarsi sul mercato come una macchina nata in anticipo sulle aspettative degli operatori.
E noi, dal 1971 non abbiamo più visto il sig. Domenico girare tra i banchi dell'officina, tenersi il cappello sotto il vento dei rotori, provare personalmente l'hovercraft sul prato della linea di volo e se è magra consolazione il non avere più fatto le lunghe attese nella sala d'aspetto aspettando che la sig.ra Nuccia ci dicesse di entrare. Il sig. Domenico, con la sua autorevolezza e la sua umanità ci manca ancora.
Si potrebbero raccontare tanti aneddoti sul sig. Domenico, sulla sua penna rossa, sulla sua Flaminia bianca, sui petardi che sparava a carnevale, sulle sue superstizioni, sui suoi dispiaceri familiari ma chi lo ha conosciuto, questi fatti li ha vissuti in diretta e per chi non lo ha conosciuto, il racconto di questi aneddoti non avrebbe il sapore che si vorrebbe che avesse.
Propongo quindi di chiudere qui il mio breve ricordo di una persona eccezionale che a tanti di noi ha dato tanto in prima persona, a tutti gli altri ha lasciato tanto e questo tanto lo vediamo con l'EH 101,
l'NH 90, l'AB139 e domani il Convertiplano.
|